Ieri è stata una bella giornata.
Ci siamo ritrovati a casa di mamma, in campagna, per festeggiare il compleanno di Genny. Io, la Simo, Dario e la Ire, Duccio (naturalmente!), Fabio, il nonno, la Cadija, Andrea aggiuntosi nel pomeriggio.
Nella fresca brezza chiantigiana ci siamo goduti l’aia del casale, i profumi della campagna Toscana, la compagnia e le chiacchiere fra di noi, le mie mani naturalmente indaffarate nell’ennesimo ricamo (inutile non riesco a stare senza far niente), il nonno che in serata ha addirittura cantato un accenno di ‘O Sole Mio!
La Simo ci ha poi riaccompagnato a casa e il viaggio di ritorno è stata un’esperienza decisamente interessante. Ha messo su un cd di canti di lotta, da O cara moglie, a Bandiera Rossa, fino alla mitica El Pueblo Unito jamas serà vencido (Inti Illimani). Io e lei a cantare a squarciagola, dietro Dario e la Ire un attimo perplessi.
Ma giusto un attimo! Fra una canzone e l’altra, pausa della musica per parlare fra noi. Io e la Simo siamo cresciute con queste canzoni, ne conosciamo i testi senza neanche ricordarci quando le abbiamo imparate, ma ci ricordiamo bene le manifestazioni in piazza a cui i nostri genitori ci portavano, la politica che si respirava ogni giorno a casa nostra, gli amici “compagni” che andavano e venivano.
Inevitabili le riflessioni. Inevitabile capire perché io e lei (e ci stiamo accorgendo … anche i nostri figli) non ci ritroviamo e non ci riconosciamo in quest’Italia che troppe cose da’ per scontate. In questa cittadinanza massificata, felice e orgogliosa della sua ignoranza, che non ha minimamente consapevolezza del suo passato, che vive di calcio e grande fratello (volontariamente lasciate entrambe le parole con la lettera minuscola), che tutto sa e si riempie la bocca di paroloni senza però conoscerne profondamente il significato e l’origine. Una massa pretenziosa, abituata ad avere tutto e subito, ipocrita nel suo voler apparire in un modo ma poi razzolare in tutt’altro, una massa che non ha memoria.
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