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O figlioli, lo so che è stato un anno difficile, ma ripigliamoci!!! Ci s’ha anche 2 nuovi nipoti nuovi maggiorenni!!! Chi vuole fare un po’ di guide con la zia???

A proposito, sorella: guarda di cancellare una “certa” persona dalla descrizione dei membri della “NOSTRA” famiglia.

Bacini a tutti

Now and Then

The past is so familiar 
But that’s why you couldn’t stay 
Too many ghosts, too many haunted dreams 
Beside you were built to find your own way… 
But after all these years, I thought we’d still hold on 
But when I reach for you and search your eyes 
I see you’ve already gone… 
That’s OK 
I’ll be fine 
I’ve got myself, I’ll heal in time 
But when you leave just remember what we had… 
There’s more to life than just you 
I may cry but I’ll make it through 
And I know that the sun will shine again 
Though I may think of you now and then… 
Can’t do a thing with ashes 
But throw them to the wind… 
Though this heart may be in pieces now 
You know I’ll build it up again and 
I’ll come back stronger than I ever did before 
Just don’t turn around when you walk out that door… 
That’s OK 
I’ll be fine 
I’ve got myself, I’ll heal in time…b ut when you leave just remember what we had… 
There’s more to life than just you 
I may cry but I’ll make it through 
And even though our stories at the end 
I still may think of you now and then…

Blackmore’s Night – Under a Violet Moon Album

Una casa vuota

Qualche giorno fa sono passata da casa dei nonni, la mamma era lì per scrivere alcuni biglietti di ringraziamento.

Sono salita con Duccio e ci siamo ritrovate lì sole, io e la mamma, in quella casa vuota. Duccio ha subito notato la poltrona vuota, “nonno Nicola!”, ha detto, e la mamma, prontamente: “il nonno Nicola è al mare”.

Il cucinotto con la porta scorrevole silenzioso, e dentro l’ombra della nonna con l’immancabile grembiule che cucina il suo irripetibile sugo con le polpettine di formaggio, e quella della zia che sciacqua i piatti prima di metterli in lavastoviglie mentre inveisce contro qualcuno perché tenga d’occhio il caffè…

Il tavolo tondo con l’immancabile centrino e quelle sedie di legno sempre disordinatamente sparse intorno, io e la mamma con un portacenere davanti, e l’ombra di una vigilia di Natale piena di zii, panzerotti, farina, la macchinetta per grattare il formaggio, carte da gioco, fiches e soldi, il televisore acceso, un piccolo albero di Natale e il presepe sulla credenza di fòrmica. Continua a leggere »

Una piccola grandissima donna

Purtroppo non ho una foto digitale di mia zia da pubblicare, ma ne cercherò una, la scannerizzerò e la pubblicherò.

Mia zia era minuta e apparentemente fragile, con un cesto di capelli neri che portava sempre scalati e con la frangetta. Aveva quell’andatura curiosa delle persone poliomielitiche, che faceva ormai così parte di lei che sarebbe parso strano vederla camminare in altro modo.

Portava sempre gli occhiali, credo di non averla mai vista senza, ma aveva un visino bellissimo e di una dolcezza infinita. Sembrava sempre una bambina, eppure riusciva a pronunciare le battute più sagaci e brillanti che io abbia mai sentito.

Aveva lo spirito indomito e combattivo di mia nonna. Non si è mai fermata davanti a niente, mai, non ha mai lasciato che la sua malattia la limitasse in alcun modo ed ha avuto una vita normale: la laurea, un marito che la adorava, persino la patente. E io che l’ho presa a 36 anni, la patente…

Una persona speciale. Una di quelle persone che sono il sale dell’esistenza. Solo un’altra malattia, ben più potente, è riuscita a spezzare la sua fierezza. A volte sembra che il destino si accanisca sempre contro le stesse persone. Non se lo meritava.

 

I nonni erano lì insieme ad aspettarti.

Ciao zia………………………………………………………………………….

Sinceramente non lo so, non ho una risposta univoca e chiara a questo proposito.
Però so cosa non fare, su questo le idee sono molto chiare.
Non voglio litigare. Non voglio stare in ansia.
Non voglio discutere su minuzie idiote, se è meglio passare il mocio con acqua e varichina oppure l’Hoover. Chi se ne frega, alla fine sempre di pulizie si tratta, e i dieci minuti impiegati ad affannarsi e a battibeccare, sono dieci minuti sottratti al già poco tempo che abbiamo ogni giorno per stare insieme. Poi tu sali in macchina e vai a lavorare, io lavoro ancora un po’, mi rilasso un minimo e me ne vado a letto e ci rivediamo solo la mattina dopo, per qualche minuto, giusto per dirsi ciao.
Tutto quello che ci sta succedendo intorno dovrebbe aiutarci a capire meglio il valore di ogni singolo minuto passato insieme, ogni minuto sprecato è un minuto che non tornerà e che avremo irrimediabilmente perso.
Percui passerò l’Hoover e dopo passerò il mocio, ma la sera pretenderò il tuo abbraccio e il tuo sorriso perché è così che voglio passare il mio tempo.

Il rispetto

Cos’è il rispetto?

Molti non lo sanno…e non parlo solo dei ragazzi e delle ragazze della mia età, ma parlo in generale degli italiani. Io gioco ad un gioco on-line chiamato World of Warcraft (faccio pure un po’ di pubblicità alla blizzy :P ), è un gioco di ruolo, i miei personaggi vivono in un “mondo” dove ci sono solo italiani, vi garantisco che in molti gruppi (gilde) è pieno di gente che non fa altro che insultare e gli altri, invece di cacciarli via, li incitano e li fanno capi di queste gilde…io mi chiedo: è così strano portare rispetto per qualsiasi persona, che ti stia antipatica o no, è così strano? Cioè…Molti, on-line, mi hanno scambiata per una ventenne, anche se ci facevo dei semplici gruppi per instance (5 persone si riuniscono per andare a uccidere dei mostri in determinati posti).
Probabilmente perchè non andavo a insultare le persone a destra e a manca, cosa che invece i miei coetanei fanno. Questo lo so, e l’ho visto, in un ambiente in cui ci devo andare tutti i giorni: a scuola, ora…sarà la mia classe, ma non c’è un minimo di rispetto negli altri 22 alunni che stanno in classe con me! C’è un costante mormorio che disturba la lezione, poi, con alcuni professori, si danno “alla pazza gioia” e iniziano a fare di tutto e di più.
Io, che vorrei anche fare qualcosa in quelle ore, sai, giusto così, mica mi sveglio alle 6:45 per passare il tempo in una profonda confusione facendo assolutamente NULLA, non riesco a fare niente ovviamente. La mia unica “arma” è chiamata dirigente scolastico, niente popò di meno del preside. Ci ho parlato io e i miei genitori e abbiamo deciso di cambiare le cose in quella classe…ma possibile che si arrivi a così tanto???????? Sarò io che sono strana, ma in famiglia mia, mi hanno sempre insegnato a portare rispetto per CHIUNQUE, anche se mi stà profondamente antipatico…

Va bhè…basta che devo andare a cena :P ho espresso le mie idee e non ho nulla da dire…solo che sono totalmente incapacitata dell’arroganza italiana…sarà anche colpa dei genitori, boh, non posso mettere parola su ciò

Irene

Forza e amore

Sarà un luogo comune, forse, sì. Ma non sempre i luoghi comuni devono per forza essere banali o sbagliati.

Sono stata per molti anni la piccola di casa, la piccola da proteggere, la piccola da guidare, la piccola da sorvegliare. Piccola, sì, mi ci sono sempre sentita. La piccola che cerca protezione, la piccola che cerca una guida, la piccola che ha paura di farsi male.

In realtà ho sempre lottato molto e ho costruito da sola, con le mie sole forze, tutto ciò che sono e che ho fatto fino ad ora. Ma sempre con quel senso di inadeguatezza, di incompletezza, di sentirsi “piccola”, appunto… piccola, bisognosa dell’approvazione di chi in quel momento era vicino a me, piccola, insicura, inconsapevole di me stessa.

Adesso sono fiera di ciò che ho fatto e di ciò che sono riuscita a conquistare. La mia consolazione è nelle mie conquiste e nel sentirmi utile. E’ ora di essere donna. Donna che può anche avere bisogno di essere protetta e consolata, a volte, certo. Ma come una donna.

Perché chi mi ha consolato fino ad ora adesso ha bisogno di me.

Piccole donne crescono.

Per Alfredo

Ehi Prof,
ma hai visto quanta gente c’era ieri a salutarti? Penso che la piccola cappella del piccolo cimitero di Pradamano non vedesse così tanta gente da un bel pezzo!
C’erano i tuoi familiari, i tuoi colleghi, i tuoi amici, e tanti tanti ragazzi giovani. Insomma una piccola folla variopinta e silenziosa, con gli occhi lucidi, il cuore gonfio, una piccola folla che da’ la misura di quanto hai dato e donato a così tante persone.
D’altra parte … come poteva essere altrimenti? Tu lo sapevi, ne sono sicura!
Mi riesce davvero difficile descriverti, percui … semplicemente grandissimo Prof, grandissimo Presidente, grandissimo Amico, grandissimo Alfredo.

E guarda che non mi riferisco alla stazza oh! sempre a pensar male!

Non solo i tuoi studenti hanno imparato da te, ma tutte le persone che hanno avuto l’avventura di conoscerti hanno potuto imparare da te. Tu metti tutti d’accordo, sordo e cieco e malignità e pettegolezzi, guardavi al sodo, guardavi agli scopi che ci eravamo prefissi e lavoravi, andavi avanti.
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Credo che Duccio non abbia ancora capito bene come funzioni la crescita.

L’altro giorno in macchina non so cosa voleva che guardassi e gli ho detto che non potevo voltarmi perché stavo guidando. Allora gli ho spiegato che quando avrà 18 anni potrà guidare lui e portare lui in giro me.

Logica ferrea del Duccini: “Allora quando io avevo 18 anni e te diventavi piccola, io guidavo e ti mettevo nel seggiolino e ti legavo con la cintura e ti portavo ai Gigli e poi in areo in Spagna.”

Tutto chiaro. :-D

Non tutta la mia famiglia conosce il mio stile di scrittura, sono in pochi a conoscerlo, forse l’unica persona che ha compreso il mio stile è stata mia madre che dall’alto della sua cultura mi ha colpito e mi ha fatto emozionare…. Io quando scrivo parlo come se stessi raccontando una storia che è gia iniziata e che dovrà finire, il mio racconto è come alcune pagine a metà di un libro, non un flash, ma semplicemente un paragrafo, pieno delle sue emozioni e delle sue storie!

E’ notte ormai, dormono tutti tranne la profonda luce delle stelle, mentre la luna, maestra di tutte quante, guarda vigile dall’alto. Sto muovendo qualche passo a piedi scalzi nel giardino in fiore, sento l’umido che sfiora la mia pelle, l’accarezza come se mi volesse parlare, sento che ormai tutto sta volgendo al termine, i miei capelli lisci seguono quel venticello fresco, mi fanno voltare e soffermarmi su un particolare, in alto vedo alcune piccole nuvole seguire sinuose il vento che le galoppa, abbasso la mia fronte… sospiro lentamente…
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Ingrid

Sono traduttrice di spagnolo e inglese e interprete simultaneista di spagnolo.

Una settimana fa ho avuto il piacere e l’onore di partecipare come interprete simultaneista alla cerimonia avvenuta nel Salone dei Cinquecento del Palazzo della Signoria di Firenze, con cui il Comune ha conferito la cittadinanza onoraria e il giglio d’oro di Firenze a Ingrid Betancourt.

Sorvolo sui discorsi ampollosi delle autorità. Quando ha preso il microfono lei, si è instaurato un clima di magia e suggestione, ed è stato come se il tempo si fosse fermato. Parlava a tutti ma parlava a me, e ripetere le sue parole per renderle comprensibili e quindi donarle ad altre persone, è stato uno dei più grandi regali che il mio lavoro mi abbia mai fatto.

Non le metto tra virgolette perché cito a memoria. Ma i concetti sono questi.

Se possiamo cambiare la vita di una sola persona, possiamo cambiare il mondo.

Restano molti prigionieri nella “tomba verde” della foresta. Io ieri ho compiuto due mesi di libertà, ma ci sono ancora molti fratelli che sono privi della loro libertà.

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¡Que viva ZP!

Sì, sì, ok, lo sanno tutti. José Luis Rodríguez Zapatero è il mio idolo. Rappresenta per me la concretizzazione di un sogno e la speranza che forse gli ideali prima o poi si possono realizzare. Umano come tutti, sbaglia, ma credo che abbia cambiato la vita di molte persone, gay che adesso possono sposarsi, single che adesso possono adottare bambini, coppie che non possono avere figli che adesso possono avere una speranza con l’inseminazione artificiale.

Cosa volete che vi dica… La famiglia non è per noi la struttura patriarcale rigida con ruoli ferrei che non possono essere toccati. La famiglia è amore, vicinanza, sostegno, allegria, condivisione.

Siamo tutti un po’ strani, lo so. Io forse c’è stato un momento in cui sono stata la più “borghese” di tutti, in cui volevo la cucina su misura e la casa perfetta, in cui forse mi sono quasi vergognata di ciò che ero e di quello che era l’ambiente da cui provenivo. Che assurdità.

Sono fiera di ciò che sono, di ciò che noi siamo. Siamo un po’ strani, forse, sì. Non abbiamo certezze, certezze economiche, poi, non se ne parla. Ma siamo noi stessi e siamo uniti, pur con tutti i casini, gli scazzi e i conflitti. Volersi bene significa anche riuscire a dirsi le cose in faccia, riuscire a litigare ma continuare a volersi bene.

Non mi identifico in questa società. Que viva ZP.

Tredicesima a settembre!

Ammettiamolo, non è più come tanti anni fa, quando eravamo ragazzine che si aspettava il Natale trepidanti, come l’occasione in cui chiedere quel regalo speciale a cui ambivamo da mesi. Adesso se al figlio serve il cellulare non si aspetta il Natale, glielo si compra prima, se in casa serve qualcosa lo so acquista quando ce n’è la necessità e via così.

Non mi serve avere la tredicesima a dicembre, la voglio a settembre! Perché? perché a settembre ricominciano le scuole … Eh si, altro che regali di Natale, la tredicesima mi serve per comprare i libri! Far studiare 4 figli è un investimento colossale, e non parlo di 4 figli all’Università, ma parlo di scuole medie e superiori, scuola dell’obbligo!

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Ieri è stata una bella giornata.

Ci siamo ritrovati a casa di mamma, in campagna, per festeggiare il compleanno di Genny. Io, la Simo, Dario e la Ire, Duccio (naturalmente!), Fabio, il nonno, la Cadija, Andrea aggiuntosi nel pomeriggio.

Nella fresca brezza chiantigiana ci siamo goduti l’aia del casale, i profumi della campagna Toscana, la compagnia e le chiacchiere fra di noi, le mie mani naturalmente indaffarate nell’ennesimo ricamo (inutile non riesco a stare senza far niente), il nonno che in serata ha addirittura cantato un accenno di ‘O Sole Mio!

La Simo ci ha poi riaccompagnato a casa e il viaggio di ritorno è stata un’esperienza decisamente interessante. Ha messo su un cd di canti di lotta, da O cara moglie, a Bandiera Rossa, fino alla mitica El Pueblo Unito jamas serà vencido (Inti Illimani). Io e lei a cantare a squarciagola, dietro Dario e la Ire un attimo perplessi.

Ma giusto un attimo! Fra una canzone e l’altra, pausa della musica per parlare fra noi. Io e la Simo siamo cresciute con queste canzoni, ne conosciamo i testi senza neanche ricordarci quando le abbiamo imparate, ma ci ricordiamo bene le manifestazioni in piazza a cui i nostri genitori ci portavano, la politica che si respirava ogni giorno a casa nostra, gli amici “compagni” che andavano e venivano. 

Inevitabili le riflessioni. Inevitabile capire perché io e lei (e ci stiamo accorgendo … anche i nostri figli) non ci ritroviamo e non ci riconosciamo in quest’Italia che troppe cose da’ per scontate. In questa cittadinanza massificata, felice e orgogliosa della sua ignoranza, che non ha minimamente consapevolezza del suo passato, che vive di calcio e grande fratello (volontariamente lasciate entrambe le parole con la lettera minuscola), che tutto sa e si riempie la bocca di paroloni senza però conoscerne profondamente il significato e l’origine. Una massa pretenziosa, abituata ad avere tutto e subito, ipocrita nel suo voler apparire in un modo ma poi razzolare in tutt’altro, una massa che non ha memoria.

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