Qualche giorno fa sono passata da casa dei nonni, la mamma era lì per scrivere alcuni biglietti di ringraziamento.
Sono salita con Duccio e ci siamo ritrovate lì sole, io e la mamma, in quella casa vuota. Duccio ha subito notato la poltrona vuota, “nonno Nicola!”, ha detto, e la mamma, prontamente: “il nonno Nicola è al mare”.
Il cucinotto con la porta scorrevole silenzioso, e dentro l’ombra della nonna con l’immancabile grembiule che cucina il suo irripetibile sugo con le polpettine di formaggio, e quella della zia che sciacqua i piatti prima di metterli in lavastoviglie mentre inveisce contro qualcuno perché tenga d’occhio il caffè…
Il tavolo tondo con l’immancabile centrino e quelle sedie di legno sempre disordinatamente sparse intorno, io e la mamma con un portacenere davanti, e l’ombra di una vigilia di Natale piena di zii, panzerotti, farina, la macchinetta per grattare il formaggio, carte da gioco, fiches e soldi, il televisore acceso, un piccolo albero di Natale e il presepe sulla credenza di fòrmica.
Il salotto silenzioso nella sua penombra, con tutti i suoi letti, vestigio di un tempo in cui in quella casa ci dormivano sette persone. Ci sdraiamo per riposare con Duccio che saltella in qua e in là e l’ombra della mamma e dello zio Franco con le chitarre in mano, accordi, canzoni, e i cioccolatini dentro la vetrina.
Un corridoio, un telefono silenzioso, il mobilino del telefono un tempo pieno di riviste e dei rossetti della nonna.
La camerina della zia, in cui io e mia sorella a volte dormivano insieme in un letto singolo, con una fila di sedie accanto per non farci cadere. La camera dei nonni, in cui raramente entravo, ma ricordo distintamente una notte in cui ho dormito nel letto con loro e la pendola della sala da pranzo che non la smetteva mai di rintoccare.
Il giro delle sette chiese, la sera del venerdì santo, quando il nonno e la nonna portavano me e la Cristina a visitare sette chiese di Firenze in occasione della crocifissione del Signore, e tornavamo tardi a piedi, e mi sembrava così eccitante…
Chissà se è stata l’ultima volta che sono entrata lì. Non posso credere che possa essere abitata da un’altra famiglia, che vi possano echeggiare altre voci e scorrervi altre gioie e altri dolori. Dovrebbe restare così, cristallizzata nel tempo, il santuario dei nostri ricordi, e della nostra infanzia.
Simo, ma accipicchia a te … Mi ero ripromessa di non piangere più, l’avevo promesso giusto questa sera ad un caro amico e invece, grazie a quello che hai scritto mi ritrovo di nuovo con le lacrime agli occhi … ma mannaggia …
E lei tutti i nostri fidanzati in effetti li ha conosciuti e li ha accolti in famiglia come figli, ha sempre voluto bene a tutti e ha sempre rimpinzato tutti di cose da mangiare fino a farli scoppiare 
Anche se sei un po’ una copiona (lo dico bonariamente ovviamente, non ti offendere!) … questo senso di vuoto, questo pensiero alla casa dei nonni è stato il primo che mi ha sfiorato la mente quando è venuta a mancare la zia. Come se non fosse finita solo la sua vita, ma un’epoca, metà della mia vita, quarant’anni strani, un po’ difficili, certamente intensi e che hanno sempre avuto in quella casa la mia “costante”, la nostra costante.
If anything goes wrong my grand-parents house will be my constant.
Ora quella costante non c’è più, e mi manca qualcosa di importante. Niente sarà più come prima, nessun Natale sarà più come i 40 che ho già passato, sempre tutti uguali, sempre tutti con le stesse persone, sempre con i panzerotti, le carte, le chitarre, i canti di noi bambine (zia compresa). E la mancanza della nonna la sento forse più adesso che quando se n’è andata, perché rimaneva la casa, la sua casa, piccola per tutte le persone che ci abitavano, eppure grandissima perché lo spazio non mancava mai per accogliere altre persone, sempre estremamente accogliente, sempre allegra. “Dove si mangia in 5 si mangia anche in 6!” questo era il suo motto ricordi? quante volte me lo avrà detto! E quando ridendo ci diceva che i nostri fidanzati dovevamo portarli da lei a prendere il thè perché lei ci doveva parlare
Simo adesso siamo noi che dobbiamo costruire una nuova costante per i nostri figli e anche per nostra mamma.
Ci sarà un giorno in cui riusciremo a scrivere dei nostri primi quarant’anni ridendo al pensiero di certi momenti, sicuramente ci sarà un giorno in cui ricorderemo tutto questo allegramente come è giusto ricordarlo perché la vita che ci hanno regalato è stata meravigliosa e noi dobbiamo solo ringraziarli.
Oggi non è ancora quel giorno, mi ci vorrà un po’ di tempo e un luogo lontano, avulso dalla mia quotidianità, dove ritrovarmi e dal quale ripartire.
Nonna aiutami per favore, ho sempre voluto essere come te, voglio essere come te, c’è così tanto di te in me, mi hai sempre detto quanto ero brava, quanto ero forte, ma ora non mi sento né brava né forte, ma se so che tu sei con me, se tu mi prometti che mi darai una mano, io ti prometto che non piangerò più, ok?
Io non posso dire che quella casa per me sia stata molto importate per il semplice motivo che ho avuto solo 12 anni per godermela…e sono pochi, ma in questi 12 anni pure io ho dei ricordi che erano fissi: il nonno seduto su quella poltrona con davanti quel tavolino dove c’era immancabilmente la settimana enigmistica, gli occhiali e un bicchiere pieno d’acqua. Quella tv praticamente sempre accesa con programmi del tipo “Piazza grande”. La nonna che per quanto poco la posso aver vista era sempre impegnata a cucinare, ad apparecchiare o a fare qualunque altra cosa…non se ne stava mai ferma
, la mamma della mia che stava seduta a quel tavolo tondo con davanti la tazzina del caffè e un portacenere lì vicino. Io solitamente stavo vicino alla porta-finestra a osservare ed ad ascoltare i discorsi praticamente di tutti…come ho sempre fatto 
Mmh…la mia costante che è?…mmh…la toscana?? manco posso dire la provincia di Firenze ç_ç haha va bhèèèèèèèèèèèèèèè
Ire